Babadook - spiegazione finale e recensione

Ecco la spiegazione del finale di Babadook e l'ennesima bellissima e filosofica recensione non richiesta in italiano by PhilFree


In Babadook (dook dook) c’è il barbatruck (truck truck). 
Ed il barbatrucco è che questo film horror, oltre ad essere uno dei più interessanti da me visti nell’ultimo periodo, raccoglie  nel finale un suo senso tutt’altro che banale e piuttosto esistenziale...Ma di questo risvolto (che è anche il suo vero valore aggiunto) ne parleremo alla fine, quando vedrete la dicitura “spoiler”. 

Per questa prima parte di recensione mi limiterò a far notare al mio lettore quali siano le cose che mi hanno stupito, perlopiù positivamente, di questa pellicola. La prima innanzitutto è la formidabile recitazione di che dona al personaggio martoriato di Amelia vita propria ed una grande caratterizzazione. La faccia corrugata, preoccupata o semplicemente folle che mostra Amelia nelle fasi più disperanti vale da sola la visione del film. Non male anche il ragazzino che interpreta suo figlio Samuel.


Il film segue le vicende che ruotano intorno ad una famiglia disastrata dagli eventi, ci presenta una madre ritrovatasi a dover allevare il suo bambino in solitaria dopo la morte traumatica del marito, andatosene in un incidente nello stesso giorno in cui il loro figlioletto veniva al mondo. 

Samuel non sembra un bambino 'normale', le scene isteriche sono all'ordine del giorno e  la vita di Amelia è oppressiva e sempre più solitaria (a partire dal lavoro in una clinica per anziani sino ai difficili rapporti sociali che ha a causa delle reazioni emotive sempre più esagerate del figlio). 
Il modo in cui la Davis esprime questi disagi è fantastico e ottima è anche la regia e l’atmosfera di depressione e tensione crescente che avvolge lo spettatore.  

 
Un plauso va fatto anche all’’estetica del Babadook, un vero e proprio Babau che, come se non bastasse, irrompe nelle vite di questi poveracci sottoforma di un misterioso libro per bambini, quello che da appunto titolo al film e li spinge, passo dopo passo, alla follia. Il tratto distintivo del nerissimo Babadook è cartoonesco, proprio come in un classico libro piegabile per l’infanzia, ma il ‘mostro’ mette ugualmente una grande inquietudine ed il contenuto del libro è più scabroso, terrificante e personalizzato (le pagine si scrivono da sole mano a mano che il film avanza) pagina dopo pagina. Una creatura cinematografica (nata prima sottoforma di corto ad opera di Jennifer Kent) molto affascinante, per un film ottimamente recitato e girato. 
L'idea originale del plot di The Babadook, una bozza di esso, venne espressa dalla regista Jennifer Kent  sottoforma di corto nel suo Monster, idea che ha qui allungato e perfezionato in modo piuttosto riuscito.
La registra australiana riesce qui a produrre un film che per tutta la sua durata ti pone una domanda fondamentale: 

Il babadook esiste? 


La risposta? 
[SPOILER] Si e No. 
Se da una parte si può dire che il Babadook sia una creatura immaginaria che prende forma, sostanza e teatralità lungo la pellicola e che alla fine viene messa in uno scantinato in trappola dall'altra si può anche dire che esso sia una metafora di una parte reale dell’essere umano che troppo spesso cerchiamo, chi più chi meno, di rifuggire: ovvero la nostra parte oscura, ingigantita magari da un passato traumatico o da qualche scheletro nell’armadio o istinto non proprio ortodosso. 
Il Babadook è quindi semplicemente il puro male che si antepone al puro bene (qui il bene sconfinato di una madre per il proprio figlio), ed ognuna di queste due cose è presente nell’essere umano. Sono due poli opposti che solitamente ci impediscono di raggiungere l'uno o l'altro estremo perché l'una natura non potrebbe mai esistere senza l’altra. 
Non esistono i superbuoni e i supercattivi, esistono i Babadook che prendono il sopravvento e quelli che vengono controllati. 
Nel film come nella nostra vita noi fuggiamo continuamente dal nostro Babadook cercando di far finta che il nostro lato oscuro non esista. Reprimendolo a dismisura e quanto più possibile...Peccato che, come insegna magistralmente il film (il libro che prima viene strappato poi bruciato e ritorna in entrambi i casi) più si neghi l’esistenza di certi istinti, di certe zone grigie, irrazionali in noi più questi diventino forti, scavino nel nostro essere e, a volte, inconsciamente scoppino e finiscano a comporre i mosaici conclusivi più drammatici che si possa immaginare, dalle malattie e disturbi psichici fino alle peggiori delle ipotesi: suicidi, omicidi e chi più ne ha più ne metta. 
Invece no, il finale del film ci da un consiglio ed una lezione di vita d’oro, ci mostra come non si possano cancellare i mostri del passato ma come in compenso si possano domare, accettandoli e controllandoli. Mettete anche voi il vostro babadook in cantina, al riparo di tutti gli sguardi dei vicini, degli amici, dei colleghi. 
Vincete anche voi quella paura, guardatelo in faccia e affrontatelo il vostro mostro interiore, scendete quelle scale e date lui da mangiare gli avanzi della vostra vita prima che sia lui a decidere di uscire da solo e mangiarla tutta la vostra vita, comprese le parti migliori. Date lui quel minimo di attenzione che merita e non di più…Domate la bestia, accettate che in voi esiste tanto il  bene quanto il male, tanto lo yin quanto lo yang. Solo tramite l’equilibrio tra queste due forze uguali e opposte potrete ritrovare la forza e la serenità di vivere al massimo.
Finche sarete bloccati dalla paura la vità sarà un viaggio a metà e l'esito finale tutt'altro che scontato.
Questo, secondo me è il finale (meraviglioso) di The Babadook, uno di quei film da sbattere in the face a chi è portato a credere che la cinematografia horror sia solamente diseducativa ed incapace di messaggi profondi.



Babadook - spiegazione finale e recensione Babadook - spiegazione finale e recensione Reviewed by Luca Lorenzelli on 7/21/2015 Rating: 5
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